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giovedì 1 ottobre 2026

📚🚀🔥 La distruzione della conoscenza

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#readings #SciFi #dystopian #Bradbury #Fahrenheit451 #lifelongLearning #blog #criticalThinking #socialNetworking #softSkills #TateoBlog #TILLL

Contenuto tratto dalla Knowledge Base:
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“I libri saltavano, danzando come uccelli arrostiti, le ali accese di piume rosse e gialle.“

(Fahrenheit 451, Ray Bradbury, Parte terza: “Divampante fulgore”, p. 112)


Quando Montag incendia i libri nascosti nella propria casa, non distrugge soltanto carta e inchiostro. Spezza un incontro capace di attraversare il tempo: quello tra l’autore, che affida alla pagina un’esperienza o un’idea, e il lettore, che la interpreta e le attribuisce un nuovo significato. Ogni libro cancellato elimina quindi non una sola voce, ma tutte le relazioni future che quella voce avrebbe potuto generare. La perdita del patrimonio documentario impoverisce la memoria collettiva e limita la creazione e la condivisione di nuova conoscenza[1][6].

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Nell’era digitale il pericolo non coincide soltanto con il fuoco. La disponibilità apparentemente illimitata di contenuti può creare l’illusione che tutto sia automaticamente conservato. In realtà, risorse digitali non documentate, non aggiornate o affidate a formati e piattaforme effimeri possono diventare inaccessibili[1].

Documentare significa trasformare un’esperienza individuale in una traccia comprensibile, verificabile e riutilizzabile; condividerla permette ad altri di metterla alla prova, collegarla ad altre idee e farla evolvere. È questo uno dei principi del mio progetto di lifelong learning: rendere visibile il percorso di apprendimento continuo attraverso il blog e i social network, affinché la conoscenza non rimanga isolata, ma diventi l’inizio di nuovi confronti. L’apprendimento permanente comprende infatti anche modalità informali, autodirette e sviluppate nelle comunità e negli ambienti online[2][7][8][9].

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L’antidoto alla distruzione della conoscenza è dunque un processo: selezionare, contestualizzare, documentare, aggiornare e condividere. Tuttavia, nella sovrabbondanza informativa, conservare non basta. Occorrono attenzione per sottrarsi alla dispersione, comprensione del contesto per interpretare i contenuti e capacità critica per valutarne autenticità, validità e affidabilità che sono competenze trasversali che trasformano una massa di dati in conoscenza consapevole[3][10].

Oggi, quindi, la conoscenza non rischia di scomparire soltanto tra le fiamme, ma anche di perdersi nella sovrabbondanza di informazioni: ciò che è sempre disponibile non è necessariamente ciò a cui prestiamo attenzione, che comprendiamo nel suo contesto o che siamo capaci di valutare criticamente.

🔍 Approfondimenti consigliati:

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Questo contenuto è un estratto della Knowledge Base del progetto Tateo's Interdisciplinary Lifelong Learning Lab (TILLL), dedicato all'apprendimento continuo, all'interdisciplinarità e alla condivisione della conoscenza. Tratto dall'articolo LT.4-§8 ♻️v3 02/10/2026
© 2026 Giovanni Battista Tateo | TILLL

martedì 29 settembre 2026

📚🧬💡Quando la soluzione arriva da altrove

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#readings #science #technology #problemSolving #Innovation #Creativity #TRIZ #LifelongLearning #Interdisciplinarity #Contamination #Informatica #ComputerScience #TateoBlog #TILLL

Contenuto tratto dalla Knowledge Base:
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« Il livello di innovazione aumenta quando l'inventore si sposta al di fuori dei suoi normali campi di indagine. »

(Systematic Innovation: An Introduction to TRIZ, John Terninko, Alla Zusman e Boris Zlotin, Capitolo 1, p. 12) [1]


Una delle intuizioni più fertili di TRIZ riguarda il rapporto tra innovazione e distanza dal proprio campo di competenza. [5][2][6]

Quando affrontiamo un problema utilizzando esclusivamente gli strumenti che conosciamo, tendiamo naturalmente a cercare soluzioni all'interno dello stesso insieme di concetti. È un comportamento efficiente, ma può diventare limitante. La soluzione realmente innovativa potrebbe trovarsi in un'altra disciplina, in un'altra tecnologia o addirittura in un fenomeno apparentemente estraneo al problema. [7]

È qui che l'interdisciplinarità smette di essere semplicemente una forma di arricchimento culturale e diventa una vera strategia per generare innovazione. [3][9]

La storia della tecnologia offre continuamente esempi di idee nate dall'incontro tra domini differenti: la biologia può suggerire soluzioni all'ingegneria, l'informatica può trasformare discipline tradizionali, la matematica può fornire nuovi modelli alla fisica, mentre l'osservazione dei sistemi naturali può diventare fonte di principi progettuali. [8]

In questa prospettiva, imparare per tutta la vita (Lifelong Learning) significa anche costruire ponti tra conoscenze apparentemente lontane. [9]

È forse uno dei motivi per cui un laboratorio interdisciplinare può avere un ruolo particolare: non limitarsi ad accumulare conoscenze, ma creare le condizioni perché possano contaminarsi reciprocamente. [9]

La domanda da portarsi dietro è semplice: quando affrontiamo un problema, quanto spesso cerchiamo la soluzione proprio nel luogo in cui siamo abituati a cercarla? E cosa potrebbe accadere se, deliberatamente, uscissimo da quel perimetro? [7]


🔍 Approfondimenti consigliati:
Di seguito sono riportati alcuni riferimenti bibliografici (📖), risorse disponibili sul Web (🌐) e contenuti della piattaforma TILLL (♾️), utili per approfondire gli argomenti trattati. 

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Questo contenuto fa parte del progetto Tateo's Interdisciplinary Lifelong Learning Lab (TILLL), dedicato all'apprendimento continuo, all'interdisciplinarità e alla condivisione della conoscenza.

v. 3 -- 29/9/2026 · tratto dall' Articolo LT.5, Paragrafo §4.3.

© 2026 Giovanni Battista Tateo | TILLL


domenica 27 settembre 2026

📚🧬⚙️Quando la materia prima del lavoro diventa l’informazione

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#readings #science #technology #Informatica #computerScience #Lavoro #Automazione #AI #DigitalTransformation #LifelongLearning  #AI #competenze #businessIntelligence #data-driven #TateoBlog #TILLL

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Riflettiamo sulla trasformazione economica e sociale che ha accompagnato, ed accompagna tuttora, la crescita dell’informatica: lo spostamento progressivo di una parte della forza lavoro dalla produzione materiale al trattamento delle informazioni. [2]

“In realtà nelle economie occidentali (e in quella giapponese) si sta assistendo da tempo a un progressivo spostamento della forza lavoro da attività di produzione di beni (lavoro operaio o di "colletti blu", secondo la dizione americana) ad attività di trattamento di informazioni (lavoro impiegatizio o di "colletti bianchi").”

(Enciclopedia di Elettronica & Informatica (EI) - 7. Informatica e Società (IS), Gruppo Editoriale Jackson, cap. 2 “L’informatica nel lavoro di ufficio”, p. 11)

Il computer non è quindi soltanto uno strumento per fare più velocemente ciò che già facevamo. È anche il simbolo di una trasformazione nella natura stessa del lavoro: dati, documenti, comunicazioni e conoscenza diventano risorse produttive.

La prospettiva è particolarmente interessante se collegata all’evoluzione contemporanea verso data-driven organization, automazione e intelligenza artificiale. Oggi il confine tra lavoro manuale e lavoro cognitivo è nuovamente sottoposto a trasformazione: alcune attività intellettuali possono essere automatizzate, mentre nuove competenze diventano necessarie per interpretare e governare sistemi informativi sempre più complessi. [3][4][6]

La domanda, allora, non riguarda soltanto quanti posti di lavoro l’informatica possa trasformare, ma quali nuove forme di lavoro e di competenza emergano dalla trasformazione. [2][5]

🔍 Approfondimenti consigliati:

Di seguito sono riportati alcuni riferimenti bibliografici (📖), risorse disponibili sul Web (🌐) e contenuti della piattaforma TILLL (♾️), utili per approfondire gli argomenti trattati.

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Questo contenuto fa parte del progetto Tateo's Interdisciplinary Lifelong Learning Lab (TILLL), dedicato all'apprendimento continuo, all'interdisciplinarità e alla condivisione della conoscenza.
v.2 26/09/2026 · tratto dall' Articolo LT.5.3 - Paragrafo §1.19
© 2026 Giovanni Battista Tateo | TILLL


giovedì 24 settembre 2026

📚🚀🔥 Negare un problema per non doverlo risolvere

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#readings #SciFi #dystopian #Bradbury #Fahrenheit451 #disagio #problemSolving #criticalThinking #incertezza #complexity #TateoBlog #TILLL

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“Se non c’è soluzione, allora non c’è neanche problema.” 
(Fahrenheit 451, Ray Bradbury, Parte terza: “Divampante fulgore”, p. 112)

Guy Montag, pompiere incaricato di bruciare i libri, è costretto dal capitano Beatty, suo superiore e convinto difensore del sistema, a incendiare la propria casa. Beatty pronuncia allora una formula seducente: se non esiste una soluzione, basta negare il problema. In Fahrenheit 451 i libri vengono bruciati perché custodiscono idee discordanti, domande e contraddizioni: eliminarli appare una scorciatoia per sopprimere il disagio, evitare il conflitto e preservare una felicità uniforme. Ma il fuoco cancella le testimonianze, non le cause. Un problema continua a esistere anche quando non vogliamo riconoscerlo e, se ignorato, può aggravarsi. [1][2][5]

Montag scopre così che affrontare la realtà richiede tre competenze. Il problem solving trasforma il disagio in un problema definito, confrontando lo stato presente con quello desiderato. Il pensiero critico esamina informazioni, ipotesi e punti di vista, senza accettare automaticamente la spiegazione più rassicurante. La gestione dell’incertezza permette infine di agire senza pretendere dati completi o risultati garantiti. [5][6][9]

Occorre inoltre distinguere ciò che è complicato da ciò che è complesso. Un problema complicato può avere molte parti, ma conserva relazioni sufficientemente stabili da consentire analisi, pianificazione e intervento specialistico. In un problema complesso, invece, gli elementi interagiscono, il contesto cambia e gli effetti delle decisioni emergono anche durante l’azione. Non basta quindi scomporre: bisogna osservare, sperimentare, apprendere e adattarsi, mantenendo aperte più possibilità. [7]

La soluzione concreta non consiste nel possedere immediatamente una risposta, ma nell’adottare un processo: riconoscere i segnali, formulare il problema, raccogliere evidenze, confrontare prospettive, sperimentare interventi prudenti e misurarne gli effetti. È lo spazio che separa il disagio dalla soluzione e trasforma l’incertezza da minaccia in opportunità occasione di apprendimento. [3][5][7]

Montag deve dunque scegliere: obbedire a Beatty e bruciare le domande, oppure attraversarle e cambiare.

Riconoscere un problema ancora irrisolto è davvero una debolezza, oppure è il primo atto di coraggio?


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v. 2 · del 24 settembre 2026 · tratto dall' Articolo LT.4
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martedì 22 settembre 2026

📚🧬💡L’innovazione come processo

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#readings #science #technology #problemSolving #Innovation #Creativity #TRIZ #TateoBlog #TILLL

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« Il design ideale è un obiettivo;
Le contraddizioni aiutano a risolvere i problemi;
Il processo innovativo può essere strutturato sistematicamente. »

(Systematic Innovation: An Introduction to TRIZ, John Terninko, Alla Zusman e Boris Zlotin, Capitolo 1, p. 2) 

Queste tre affermazioni sintetizzano alcuni dei principi attraverso i quali TRIZ propone di guardare all'innovazione.

Il primo spostamento di prospettiva riguarda l'idealità. Invece di limitarsi a chiedersi quale soluzione sia tecnicamente realizzabile, l'inventore può domandarsi quale sarebbe la soluzione ideale: quella capace di ottenere il risultato desiderato riducendo, per quanto possibile, costi, risorse, complessità e conseguenze indesiderate.

Il secondo elemento è la contraddizione. Molti problemi apparentemente difficili nascono proprio dalla necessità di migliorare una caratteristica senza peggiorarne un'altra. La contraddizione, quindi, non è necessariamente un ostacolo da aggirare: può diventare il punto dal quale partire per cercare una soluzione innovativa.

Infine, TRIZ introduce un'idea particolarmente significativa: il processo creativo può essere strutturato sistematicamente. Creatività e metodo non sono necessariamente opposti. Un metodo non deve indicare una soluzione già pronta; può piuttosto aiutare a formulare meglio il problema e ad ampliare lo spazio delle possibili soluzioni.

È una prospettiva che collega TRIZ a numerosi altri ambiti del lifelong learning: problem solving, design thinking, ingegneria, intelligenza artificiale e persino ricerca scientifica.

La domanda diventa allora interessante anche al di fuori della tecnologia: quanto può diventare creativa una persona quando impara a osservare sistematicamente le proprie contraddizioni?


🔍 Approfondimenti consigliati:
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v. 3 · del 29 settembre 2026 · tratto dall' Articolo LT.5, Paragrafo §4.3.

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    domenica 20 settembre 2026

    📚🧬⚙️ L’ufficio non è soltanto tecnologia

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    #readings #science #technology #computerScience #Informatica #OfficeAutomation #AI #Organizzazione #LifelongLearning #TateoBlog #TILLL

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    L’automazione dell’ufficio viene spesso associata a computer, software, reti e strumenti digitali. Ma già nella riflessione sull’office automation emerge un punto decisivo: automatizzare un ambiente di lavoro significa intervenire su un sistema nel quale convivono tecnologia, persone, procedure, relazioni e organizzazione.

    “Le componenti sociali, metodologiche ed organizzative dell'automazione d'ufficio (office automation) e della sua razionalizzazione giocano un ruolo così determinante che sarebbe ingenuo pensare di poterlo affrontare con mezzi e competenze esclusivamente tecnologiche: la stessa realtà dell'ufficio è per definizione così complessa e ricca di interconnessioni (formali e informali) da rendere assolutamente imprescindibile un approccio multidisciplinare.” 

    (Enciclopedia di Elettronica & Informatica (EI) - 7. Informatica e Società (IS), Gruppo Editoriale Jackson, cap. 2 “L’informatica nel lavoro di ufficio”, p. 10)

    La citazione anticipa una questione ancora più attuale nell’epoca dell’intelligenza artificiale: introdurre una nuova tecnologia non significa semplicemente installare uno strumento. Significa modificare processi, responsabilità, modalità decisionali e rapporti tra le persone.

    Per esempio, quando introduciamo una tecnologia nuova come la AI in un’organizzazione, stiamo automatizzando un’attività oppure stiamo trasformando il modo stesso in cui lavoriamo?


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    v. 1 · del 20 settembre 2026 · tratto dall' Articolo LT.5.3, Paragrafo §1.19
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    giovedì 17 settembre 2026

    📚🚀🔥Il fuoco come cancellazione delle responsabilità

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    #readings #SciFi #dystopian #Bradbury #Fahrenheit451 #TateoBlog #TILLL

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    “La verità è che non lo sanno, ma la bellezza del fuoco sta nel fatto che distrugge responsabilità e conseguenze. Quando un problema diventa un fardello, lo butti nella fornace e scompare.” 

    (Fahrenheit 451, Ray Bradbury, Parte terza: “Divampante fulgore”, p. 111)

    Beatty obbliga Montag a incendiare personalmente la propria casa e i libri che Mildred aveva riportato all’interno. In questo momento il fuoco perde ogni residuo di funzione pubblica e diventa uno strumento di punizione individuale. Montag deve distruggere con le proprie mani ciò che aveva cercato di proteggere.

    La riflessione di Beatty rivela la logica profonda della società descritta da Bradbury: anziché affrontare i problemi, comprenderne le cause e accettarne le conseguenze, è più semplice eliminarne le tracce. Il fuoco promette una soluzione immediata, ma non risolve realmente nulla. Cancella gli oggetti, non le domande che essi hanno suscitato.

    Eliminare un documento, una prova o una memoria non equivale a correggere il processo che ha generato il problema.

    La conoscenza comporta responsabilità perché, una volta compreso qualcosa, non possiamo più comportarci come se non lo sapessimo. È forse questo il vero motivo per cui i libri fanno paura?

    Quante volte, nella vita personale o professionale, preferiamo eliminare il sintomo invece di affrontare la causa?

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    martedì 8 settembre 2026

    📚🧬⚙️🧠 Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem

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    ... ✍️ TateoBlog / 08/09/26 23:48 👈 sei qui. 
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    #readings #science #technology #AI #ArtificialIntelligence  #agenticAI #Agency #TateoBlog #TILLL

    Floridi ricorre al rasoio di Occam per distinguere tra Intelligenza Artificiale e Agency Artificiale. Nel libro “La differenza fondamentale”, Luciano Floridi riprende una distinzione che ha sviluppato anche nei suoi articoli più recenti: quando osserviamo i sistemi di IA abbiamo sostanzialmente due modi alternativi di interpretarli.

    1. Tesi della Realizzabilità Artificiale dell'Intelligenza (RAI o ARI)

    La RAI (Artificial Realisability of Intelligence) sostiene che l'intelligenza possa essere realizzata artificialmente. In altre parole:

    • l'intelligenza non sarebbe legata esclusivamente agli esseri viventi;
    • un sistema artificiale potrebbe essere realmente intelligente;
    • per spiegare l'IA dovremmo ampliare il concetto di intelligenza includendo forme artificiali di essa.

    Secondo questa prospettiva, quando un sistema artificiale mostra capacità avanzate di apprendimento, ragionamento, pianificazione o problem solving, la conclusione naturale è che ci troviamo di fronte a una forma di intelligenza, magari diversa da quella umana ma pur sempre autentica.

    2. Tesi della Molteplice Realizzabilità dell'Agency (MRA)

    La MRA (Multiple Realisability of Agency) è invece la posizione difesa da Floridi.

    Essa sostiene che non sia necessario estendere il concetto di intelligenza, ma piuttosto quello di agency (capacità di agire). Secondo questa tesi:

    • esistono molte forme diverse di agenti;
    • un agente può essere efficace nel perseguire obiettivi e produrre effetti nel mondo senza essere intelligente;
    • l'IA costituisce una nuova forma di agency artificiale, non una nuova forma di intelligenza.

    Per Floridi, i sistemi di IA possono:

    • elaborare informazioni,
    • prendere decisioni operative,
    • adattarsi a contesti variabili,
    • compiere azioni efficaci,

    ma non per questo possiedono comprensione, coscienza, intenzionalità o stati mentali.

    Floridi sostiene che l'evidenza scientifica, il buon senso e il principio di parsimonia (rasoio di Occam) favoriscano la MRA rispetto alla RAI. Per lui le tecnologie che chiamiamo "IA" non sono menti artificiali, ma agenti artificiali: sistemi che ottengono risultati intelligenti senza possedere intelligenza nel senso umano o biologico del termine.

    In una frase:

    RAI: "Le macchine possono essere intelligenti."

    MRA: "Le macchine non sono intelligenti, ma possono essere agenti efficaci."

    Ed è proprio questa, per Floridi, la "differenza fondamentale".

    Nota sul principio di parsimonia (Rasoio di Occam). Il principio di parsimonia, tradizionalmente attribuito al filosofo medievale Guglielmo di Occam, afferma che, a parità di capacità esplicativa, va preferita l'ipotesi che introduce il minor numero di entità, assunzioni o concetti aggiuntivi. In altre parole: non bisogna moltiplicare gli enti oltre il necessario (Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem). Nel caso dell'IA, Floridi sostiene che sia più parsimonioso interpretare i sistemi attuali come forme di agency artificiale piuttosto che ampliare il concetto di intelligenza fino a includere le macchine. Secondo questa prospettiva, non è necessario attribuire comprensione, coscienza o stati mentali all'IA per spiegarne il comportamento efficace. Si osservi che Guglielmo di Occam (XIV secolo), non usò mai la formula "rasoio di Occam". Furono i filosofi successivi a chiamarlo così perché il suo metodo consisteva proprio nel "radere via" le entità teoriche inutili.

    🔗 Collegamenti utili per approfondire:

    1. 📚🧬⚙️ Tecnologia (LT.5.3); Titolo: Le mie letture dedicate alla tecnologia; Link: https://tateoblog.blogspot.com/p/tecnologia-lt53.html; Paragrafo: §3.5. La differenza fondamentale, Luciano Floridi (📚lt.5.3-§3.5)

    2. 📖  La differenza fondamentale -- Artificial Agency: una nuova filosofia dell'intelligenza artificiale; Luciano Floridi; Cap. 5. Ripensare l’IA come una forma di agency priva di intelligenza, pag. 105.  

    2. 🌐 Artificial Intelligence as a New Form of Agency (not Intelligence) and the Multiple Realisability of Agency Thesis, Luciano Floridi, https://philarchive.org/archive/FLOAAA-5v1. 

    3.  ▶️ L'intelligenza artificiale non è intelligente, AI News, intervista a Luciano Floridi, YouTube, Link: https://youtu.be/Kc64hR_km9c?si=3YseOPAO-cfpaNCZ

    4. ▶️ Luciano Floridi spiega l'IA: da ChatGPT a DeepSeek - Splendida Cornice 30/01/2025, Rai, YouTube, Link: https://youtu.be/oSL94DD9sgI?si=oJf3r429m3H9H4mJ


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